MARIO LAMMA

fotografie

Inaugurazione sabato 18 aprile 2015 alle ore 18.00

La mostra rimarrà aperta fino a mercoledì 20 maggio dalle 17 alle 20 dal martedì al sabato,

oppure su appuntamento

 

Mario Lamma nasce a Bologna nel 1963. Negli anni 80 frequenta il Circolo Fotografico Bolognese,

dove si appassiona alla fotografia in bianco e nero e alle possibilità interpretative della camera oscura.

Inizia cosi il suo percorso artistico, che segue fedelmente e con rigore. Fotografo stanziale e solitario,

ma di grande talento e sensibilità. 

 

“Senza titolo”, 24x30, stampa ai sali d’argento su carta baritata, 2013

Dopo un' approfondito esame delle immagini di Mario Lamma,  fatto per lungo tempo e in ripetute occasioni, che consenta di poterle metabolizzare e assimilare, si può giungere a descrivere la sua arte con un linguaggio matematico, perché è una fotografia che rappresenta uno spazio ad n dimensioni.
Le prime due dimensioni sono quelle del piano di messa a fuoco, che si espande all'infinito oltre l'immaginario,  la foto rappresenta un tassello di dimensioni non facilmente stimabili facente parte di questo spazio infinito.
La terza dimensione è quella dello spessore della materia che sporge, dell'aggetto, del bassorilievo che si protende verso di noi, dell'immagine che trova concretezza nell' infinitamente piccolo .
La quarta dimensione è come sempre quella del tempo, scandito da ere geologiche, che scava, plasma la materia, senza un' inizio e una fine, la foto è un' attimo materializzato facente parte dell'eterno, un frammento prelevato dal corso del tempo e concesso al nostro sguardo privilegiato.
La quinta dimensione è la vertigine dell'anima che registra consapevolmente un'infinita gamma di stati d'animo provocati dal riscontrare il conosciuto e dall' imbattersi nel nuovo nel medesimo istante, dalla compresenza di certezze mai così solide e di prospettive mai così inesplorate, la propria esperienza si conferma e si annienta al tempo stesso.
La sesta dimensione è l'energia che sprigiona la luce, definita dal linguaggio binario del  bianco e nero, che si modula gradualmente andando progressivamente dal bianco che contiene tutte le onde elettromagnetiche al nero che tutte le esclude, due asintoti energetici che si perdono nello spettro dell'invisibile.
La settima dimensione è l'emozione nel confrontarsi con l'infinito e l'eterno, lo stupore di fronte al segno che si muove fra il distinguibile e l' indistinguibile, fra l' iperreale che sconfina nell' incredibile e il banale che si dilata nello straordinario.
L'ottava  dimensione è quella della tensione del vapore d'acqua sulle superfici che spazia dalla materia liquida fino alla roccia disseccata dal sole, dall'informe lucido ed incolore alla forma più stabile, aspra, opaca e immota passando attraverso infinite gradazioni di  umidità, il liquido diventa crosta con infiniti passaggi.
Ma forse altri potrebbero ravvisare ulteriori dimensioni.
Tutto ciò è consentito da una presentazione formale impeccabile degna di un oggetto artigianale,  il manufatto dell'operaio assume la stessa dignità della natura, la rappresentazione raggiunge la stessa qualità e sostanza del soggetto: questa è arte ossia l' ennesima dimensione che congiunge tutte le espressioni umane dalle più umili alle più complesse purché perfette.

Mario Andreoli