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MARCO DE BARBA  –  CARTONI

Inaugurazione sabato 21 aprile 2018 alle ora 18.

Fino al 22 maggio 2018 , mar-sab, 17-20, ingresso libero.

 

Mi chiamo Marco de Barba sono nato nel 1972 nel Bellunese in un piccolo paesino di montagna delle dolomiti italiane. Fin da piccolo ho sempre amato disegnare e dipingere e ancora prima di iniziare la scuola d’arte già dipingevo nel garage di casa.Da subito i contenuti dei miei quadri grondano blasfemia, devianze sessuali, pornografia e anarchia. Ho frequentato l’istituto d’arte e ho imparato le tecniche di stampa della serigrafia e dell’incisione. All’età’ di 18 anni mi sono trasferito a Bologna dove ho studiato all’Accademia di Belle Arti e mi sono laureato in pittura. La splendida città di Bologna mi ha adottato e dato un sacco di energia. Negli anni dell’accademia dipingevo tutto il giorno senza sosta producendo enormi lavori su carta scenografica. La tela e la pittura cominciarono a starmi strette però... nel frattempo avevo iniziato il mio percorso nell’underground della città all’interno di diversi network di artisti con i quali ho avuto esperienze che vanno dalla performance al teatro, musica e creazione cinematografica, moda e design d’arredo. Una vera esplosione creativa ed eclettica, voglia di sperimentare. Nel 2003 arriverà mio figlio e dopo 30 anni passati a correre, mi ha preso per mano e insegnato a camminare. Sono così tornato ai miei grandi amori la pittura, la serigrafia e la scultura. Se dovessi descrivere il mio aspetto in due parole, posso pensare solo alle "Mani Sporche". Sporche di grasso e saldatura, mentre in officina realizzo sculture in ferro. Sporche di colore mentre lavoro alle mie tele, sporche di lavoro perché mi è impossibile stare fermo. Sporche perché frugano nelle viscere della società nelle piaghe di questo mondo infernale in cui viviamo tutti. La realtà e' la mia fonte di ispirazione, la voglia di cambiarla e' la mia speranza. Spesso sono confuso dalla paura, ma come ogni Samurai mi misuro con le azioni e non con le parole. Fin da giovane la pittura mi è stata stretta anche se ritengo che sia la mia anima, la mia isola felice. Il riciclaggio è uno dei miei principi fondamentali, forse un limite per il mio lavoro, ma fonte di energia per affrontare un disperato bisogno di trovare un equilibrio con il pianeta e la natura. Sono nato negli anni settanta e da sempre mi sono sentito parte di una generazione di mezzo. Ascoltavamo Gianni Morandi con la mamma, mentre nasceva MTV, usavamo i primi mouse Mackintosh. Si faceva merenda con pane e nutella guardando Goldrake e Heidi che ci sconvolgevano la vita, il punk moriva mentre eravamo all’asilo dalle suore e Rock Hudson annunciava la fine dell’amore libero e l’arrivo dell’aids. Nel frattempo gli anni 80’ distruggevano tutto in nome della filosofia yuppies, si sparava ai papi e i vu cumprà facevano folklore.Ogni cosa però era buona o cattiva, senza sfumature di grigio, senza tradimenti e inganni. Le cose erano semplici e i buoni erano belli, biondi con gli occhi azzurri. I cattivi fumavano e uccidevano. E così voglio citare uno dei miei grandi maestri Andy Warhol:-”Dietro ai miei quadri non c’e’ nulla.” Tutto è lì sulla superficie basta afferrarlo come il ghiacciolo che la mamma ci comprava da bimbi, per ricordare un passato che ormai sembra preistoria.

 Fujiko, 98x98, tecnica mista su tela, 2015.

 

 

 

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