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EXTENSA - ARTURO MONETTI

a cura di Angelo Russo

Inaugurazione venerdì 14 giugno 2019 alle ore 18.00

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

La mostra rimarrà aperta fino a venerdì 26 luglio 2019.

Dal martedì al venerdì, 17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

 

Extensa è lo sviluppo del concetto di realtà materiale sull’inanimato spaziale e  inconsapevole; è la contrapposizione tra consapevole e inconsapevole, tra l’anima e la materia, tra lo spirito e il corpo, tra il pensiero libero, inesteso, volontario, immateriale e indeterminato contro il corpo meccanico, esteso, necessario, materiale e determinato.

È la cosa puramente spaziale che diventa il possibile oggetto di conoscenza da parte del soggetto pensante e consapevole di sé.

Extensa vuole tracciare una mappa del pensiero sotterraneo, del fondale che pensa direttamente con la materia con cui instaura un dialogo attivo e continuo; è il sentire umano, le sue sensazioni, a metterlo in contatto con l’ambiente.

Midolla,(particolare), 90x50, tecnica mista, 2019.

Arturo Monetti, nato a Milano nel 1993, laureato in Arti Visive con una tesi in Semiotica dell’arte. Agli esordi della sua pratica artistica ha deciso di incentrare la propria ricerca sulla materia e sulle diverse forme che può assumere in relazione alla sua inclinazione plastica.

Angelo Russo, nato a Lecce nel 1992, laureato in Arti Visive con una tesi in Fenomenologia dell’Arte Contemporanea. Sente la critica d’arte come uno stretto rapporto fatto di idee, dialoghi, teorie e applicazioni pratiche del discorso dell’arte.

EXTENSA

 

Extensa è una ricerca sulla materia nel suo rapporto con la forma. È la res extensa cartesiana opposta alla res cogitans, alle attività intellettive tipicamente umane; è la contrapposizione tra consapevole e inconsapevole, tra l’anima e la materia, tra lo spirito e il corpo, tra il pensiero libero, inesteso, volontario, immateriale e indeterminato contro il corpo meccanico, esteso, necessario, materiale e determinato. È la cosa puramente spaziale che diventa il possibile oggetto di conoscenza da parte del soggetto pensante e consapevole di sé.

Extensa diviene allora il discorso sulla temporalità e la spazialità della materia. La realtà fisica è estesa, limitata e inconsapevole ma queste sue proprietà possono mutare grazie all’intervento umano.

Extensa vuole tracciare una mappa del pensiero sotterraneo, del fondale che pensa direttamente con la materia con cui instaura un dialogo attivo e continuo; è il sentire umano, le sue sensazioni, a metterlo in contatto con l’ambiente.

Il rapporto che l’uomo intrattiene con il mondo prende la forma di un’epidermide, richiamando alla mente un’ottica prettamente penoniana in cui l’involucro tattile altro non è che una sorta di tela di fondo dell’intersensorialità. L’epidermide diventa l’operatore d’accesso e di conoscenza del mondo circostante. La pelle con il suo attributo rigenerativo non può trovare delle analogie con lo sfogliarsi naturale delle cose, inteso sia sul piano temporale nel senso del divenire, che sul piano spaziale, come una pellicola che, a mano a mano, viene rimossa. La pelle intesa come rivestimento plastico diventa un implicito lavoro scultoreo, in quanto la forma scultorea viene determinata attraverso un lavoro tattile, digitale e la memoria è una qualità intrinseca della materia.

Il pensiero umano sotto forma di osservazione e consapevolezza può rivivificare la res extensa. L’essere umano diventa allora una sorta di prolungamento della stessa natura che se ne serve per acquisire una nuova vitalità e una rinnovata consapevolezza di sé; il divenire naturale passa per un divenire umano che ha come obiettivo quello di restituirsi alla natura stessa in un’ottica di ciclicità, in cui l’uomo si appropria di elementi naturali raffinandoli ed elaborandoli culturalmente, mettendo in confusione l’intero sistema ciclico nel momento in cui sorge spontanea la domanda se sia stato il naturale a partorire il prodotto artificiale, digitale e sintetico o piuttosto sia stato il naturale a scaturire dalla sfera umana.

I prodotti di Extensa sono i frammenti emersi in questa riflessione sull’estensione a partire da oggetti di natura semplice, come pietre, fossili, conchiglie e radici e verte sulle possibilità di tracciare le testimonianze di questa estensione seguendo le iscrizioni nelle sue pieghe cutanee, nelle sue variazioni, smagliature, incastri e coincidenze.

L’alter ego dell’organo epidermico diventa il materiale plastico del lattice, inteso come una sorta di prolungamento del corpo, che ha in sé le caratteristiche del tessuto epidermico come quella di estensione, assorbimento, di calco e di spellamento in un’ottica di continua mutazione e rinnovamento della materia sia verso una componente spaziale che verso una componente temporale. Lattice come materia plastica e inglobante, come materiale che alla stregua della pelle, si tende ed estende, si ritira e ripiega fino ad aderire e riflettere su sé stesso. Le operazioni con un tale materiale accordano in questo modo e accomunano dimensioni diametralmente opposte: l’estremamente esteso, universale e l’estremamente concreto e definito.

Il guscio inteso biologicamente come una struttura rigida e dura con funzione protettiva di animali privi di scheletro, altro non è che una sorta di epidermide; è la protezione di organismi che non sono in grado di avere un rapporto organizzato con il mondo e ricorrono a forme di protezione primitive. Proprio la forma primitiva, le prime testimonianze della vita, sono state registrate nella pietra dura, nel fossile che, mediante lo sguardo umano, assume nuove coordinate spaziali e temporali e viene restituito in parte, alla vita. I coralli e le radici sono accomunati dal fatto di essere completamente immersi nell’ambiente di appartenenza e dalla loro capacità di assorbimento. Come il corallo ancorato al fondale marino e la radice protratta profondamente nel terreno, così l’uomo è innervato nel mondo.

 

Angelo Russo

 

 

 

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