Questo sito utilizza alcuni cookie per migliorare la navigazione e comprendere le modalità di utilizzo del sito.
Clicca su "Leggi di più" per maggiori informazioni.

S O N I A      A G O S T I

MATERIA  MAGMA  E  FRATTURE

Inaugurazione sabato 25 novembre 2017 alle ore 18

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

Fino al 20 gennaio 2018, mar-sab, 17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

Nascita di Venere, 150x140, olio su tela, 2012.

 

L’opera di Sonia Agosti si aggiunge come un’ulteriore esperienza pittorica al panorama mai in esaurimento dell’Informale, che è divenuto patrimonio estetico consolidato e riferimento ricco per gli artisti contemporanei che ne attingono come fosse un grande archivio, alfabeto visivo le cui possibilità semantiche restano costantemente plasmabili e aperte, disponibili.

Osservando le opere uno degli elementi che immediatamente si riconosce è questa sorta di concentrazione cromatica e materica spesso posta a definire il nucleo dominante o comunque un agglomerato volto ad orientarne la spazialità complessiva.

Rispetto all’archivio informale, dove il gesto seppur libero e spontaneo mirava pur sempre alla costruzione strutturata, in questo caso la materia pittorica quasi non sembra “dipinta” bensì agita; un tentativo di andare oltre la spontaneità in favore di una manipolazione tattile del pigmento e della sua fisicità.

Le tele che costituiscono la serie Materia, Magma e Fratture sono delle azioni in cui avviene una nascita da bozzoli colmi e fluidi, dove la forza espressiva si schiude spaccando la corazza che la conteneva e sprigionando filamenti e bolle, quasi fosse una pangea che si spacca, un’epidermide terrestre sottoposta  a una scossa. In Shape come in La notte è rossa lupo bianco, la stessa materia pittorica viene manipolata, urtata, scolpita quasi fosse il frammento di un oggetto tridimensionale, evocando le irregolarità del gres, al quale i rossi, i blu e gli aranci puri aggiungono un’intensità sensuale. Il colore è un’immersione nel magma attraverso una grande intensità materica e ricchezza cromatica; le potenti composizioni reagiscono con sfumature ai lati del nucleo ed esperienze psichedeliche di un impulso liberatorio al centro dell’esplosione, del rosso scarlatto all’interno del corpo.

L’equilibrio tra opposte tensioni, tra ciò che è racchiuso all’interno di questi bozzoli e ciò che li fa deflagrare, si palesa in una visione non pacificata e che non si esaurisce nel singolo lavoro ma trova continuità come atto ripetuto e reiterato nell’intera serie. Anche le opere di piccole dimensioni, infatti, vivono di tale energia, catalizzando lo sguardo in ripetute fratture sature di luce e di una materia lavorata con un’immediatezza ostinata e sospesa.

L’eterogeneità e la libertà con le quali vengono utilizzati gli stessi strumenti del dipingere, dal pennello alla spatola, dal bastoncino alle dita stesse, si traduce con una plasticità che vitalizza la superficie come fosse un bassorilievo mosso che ricorda una natura quasi primordiale, un gòlem irriducibile.

La pittura di Sonia Agosti è un inconsueto melting-pot tra una formazione che guarda all’informale padano, da Morlotti a Bendini, tradizione che affonda nella materia ma che la gestisce con una sobria liricità, e un manierismo quasi barocco che concentra sul medesimo piano elementi di natura segnica, coloristica, gestuale e scultorea.

L’intensità percettiva delle opere è indubbiamente forte, tanto da rendere zone marginali del dipinto capaci di manifestarsi come spazi autonomi, quasi come opere a sé stanti. Specialmente laddove la materia va a rarefarsi, come tutt’attorno al nucleo centrale di Night light, troviamo interessanti spunti per una ricerca sempre più raffinata, fatta di segni sospesi su superfici pittoriche quasi monocrome, rese simili a elementi minerali come l’ardesia o metallici come la polvere di zinco, con toni che sfumano dall’ottanio all’argento, dal piombo all’azzurro polvere.

Forse proprio nel passaggio da una materia così presente e organica ad una traccia più evanescente e impalpabile, potrebbe risiedere un ulteriore territorio estetico da coltivare, esplorandolo con la medesima intensità di cui la pittura di Sonia Agosti è capace.

 

Sonia Agosti è nata a Fiorenzuola d’Arda in provincia di Piacenza nel 1973.Attualmente vive a Cremona e lavora come pittrice a Villanova sull'Arda (Piacenza). Si è laureata in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2002 con la tesi in storia dell'arte dal titolo "L'eredità di Joseph Beuys".

Mostre Personali:

2014  " Il Gesto e il Senso", Mini Gallery, Assisi

2013  “ Im Rausch der Farbe Sonia Agosti ”, Phoenix Galerie,  Colonia,  Germany

2013  “ L'Universo Informale di Sonia Agosti ”, Galleria Frammenti d'Arte,  Roma

2010  " Agosti, oli e carte ",  Mostra Personale , Studio Centenari, Piacenza

 

Mostre Collettive:

2015  " Natura Vs Natura, Galleria Il Triangolo, Cremona

2014   " Vision d'Italie ", Bam Gallery,  Toulouse,  France

2009  " Pittori Informali ", Galleria Il Sipario, Parma


DIM  SAMPAIO

SPIETATI  ALONI  DELLA  QUOTIDIANITA'

A cura di PIETRO BELLASI

 

Inaugurazione sabato 14 ottobre 2017 alle ore 18

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

Fino al 22 novembre, mar-sab, 17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

 

Fantasmi dai colori sgargianti come in un carnevale e che, come in un carnevale, sgocciolano e si dissolvono riassorbiti dall’inerzia dei fondali quotidiani. Impasti eruttivi, cromatismi squillanti, segni, tracce, macchie, campiture, spruzzi e scritture collaborano a generare e accelerare quella energia quasi primordiale di una verità allo stato nascente.

Per la pittura di Dim Sampaio gli storici dell’arte, con la consueta nevrosi e protervia classificatoria, potranno parlare di “espressionismo estremo” e anche di fauvismo, come di “atmosfere Cobra”; e poi anche di Art brut, di Dubuffet, di Pop, di Graffitismo e di Basquiat. Magari tutto anche assai plausibile, ma che rischia di affievolire l’essenziale, ciò che rende la pittura di Sampaio di un’originalità e novità virulenta e sorprendente; appunto la sua qualità di un’immediatezza poetica “homeless”, di una esplosione creativa che sconnette e disloca tante categorie consolidate.   Pietro Bellasi                                                  

                                                                                                             

 Dim Sampaio nasce nel 1975 in un piccolo villaggio del Brasile. Nel 2013 è tra gli artisti selezionato al premio Canson International Prize ed è esposto al Petit Palais di Parigi. Nel 2014 partecipa alla collettiva presso il Museo d’Arte Contemporanea di Casino. Nel 2016 la Pinacoteca di Gaeta realizza una sua antologica a cura di Pietro Bellasi e Alessandro  Sarteanesi. 2017- Partecipa alla collettiva Violenti Confini a Città di Castello. 2017- Partecipa alla 14 Documenta di Kassel in Germania. Dal 1999 Dim Sampaio vive e lavora a Bologna.

La colazione di Cronos, , 125 x 158 cm, olio e acrilico su tela, 2016.


 

L U C A    S E R I O

M Y    J A Z Z

 

Inaugurazione venerdì 15 settembre 2017 alle ore 18

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

Fino a mercoledì 11 ottobre, mar-sab, 17-20,oppure su appuntamento, ingresso libero.

Al di là del cambiamento e delle sperimentazioni, esistano tra queste opere in mostra e la musica jazz, ivi rappresentata, precise forme di operatività comuni. Pur nel rinnovamento del linguaggio è attivo un codice strutturale soggiacente che veicola la libera espressione dell'artista. Esiste, infatti, una correlazione ben specifica tra colore e suono pur nelle variabili della rielaborazione individuale. Il jazz stimola il desiderio di sperimentare ed esplorare del pittore che propone una serie di immagini proprio sulle atmosfere e sui musicisti jazz. Un gruppo di operedi grande formato sono realizzate nelle gamme terrose che ben rendono il colore “scuro” e “notturno” tipico di tanti brani jazz e allo stesso temporichiamano l'atmosfera dei jazz club. Ci sono molti rimandi ad una lunga tradizione pittorica in questa rappresentazione dei luoghi chiusi attraversati dalla luce. È soprattutto nella parte grafica che risulta evidente come la libertà di azione dell'artista sia funzionale a quella del soggetto rappresentato. Luca Serio scopre e ritrova in queste opere recenti una creazioneartisticamultiforme e multidirezionale che si traduce in una partitura di forme colori ritmi suoni che esplora fino in fondo le possibilità creative di questo incontro e che, alla fine, trasforma la materia grezza in qualcosa di prezioso.

Gianni Cerioli

 

Nel lavoro di Luca Serio, l’atto creativo corrisponde a quello distruttivo poiché l’ottenimento delle forme e forze del quadro deriva da un incessante e quasi ossessivo processo di definizione, cancellazione e rigenerazione:la sedimentazione residua di ogni tentativo fallito si somma alla precedente collaborando alla resa percettiva dell’Io interiore. Che rimane ineluttabilmente irraggiungibile.Il suo immaginario è popolato da presenze, talvolta cariche di tensione in lotta con il Segno che al contempo le genera ed intrappola,a volte fumose apparizioni colte nell’attimo appena precedente alla loro definitiva scomparsa.

                                                                                                                                                                                                                                    Alice Rubbini 

                                                                                                                

Luca Serio, nato a Bologna nel 1988. Diplomato nel 2009 nella sezione Scultura all’Istituto Artistico F. Arcangeli di Bologna. Vive e lavora a Bologna.

Senza titolo, 29 x 23, tecnica mista su carta, 2017.


 

 

 

 

 

U P O N   R E F L E C T I O N

 

Mostra fotografica a cura di Pierluigi Vannozzi. Testo critico di Daniele Barbieri

 

Donata Cucchi, Lara Giurdanella, Davide Manti,

Lodovico Pignatti Morano, Chiara Tebaldi, Pierluigi Vannozzi

 

Inaugurazione giovedì 22 giugno 2017 alle ore 18

Galleria B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

Fino a giovedì 27 luglio, mar-ven, 17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero, catalogo in galleria.

 

“Dal fondo remoto del corridoio, lo specchio ci osservava. Scoprimmo (a notte alta questa scoperta è inevitabile) che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso. A quel punto Bioy Casares ricordò che uno degli eresiarchi di Uqbar aveva dichiarato che gli specchi e la copula sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini.” Così scriveva Jorge Luis Borges in un racconto intitolato “Tlön, Uqbar, Orbis Tertius” nella raccolta Finzioni. E poco più sotto: “Lui (Bioy Casares) aveva ricordato: Copulation and mirrors are abominable. Il testo dell’Enciclopedia diceva: Per uno di questi gnostici, l’universo visibile era un’illusione o (più precisamente) un sofisma. Gli specchi e la paternità sono abominevoli (mirrors and fatherhood are hateful) perché lo moltiplicano e lo divulgano”. La stessa Enciclopedia di cui stanno parlando è tuttavia un’illusione, e tutto la vicenda raccontata si presenta un po’ come la ricerca della figura reale all’interno di un labirinto di specchi.                    Daniele Barbieri


 

 

M E T R O P O L I S

IL REALISMO MAGICO DI ROMANA MARZADURI

Inaugurazione sabato 13 maggio  alle ore 18,

fino a sabato 17 giugno 2017.

Dal martedì al sabato, 17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

 

Credere nella rappresentazione della realtà e nella fedeltà oggettiva della visione.

Esprimere la solitudine, la banalità, il consueto, in una esplosione di colori avvolti dal silenzio.

Il taglio fotografico evidenzia emozioni, sensazioni, dolore, gioia, andando oltre la semplice descrizione di ciò che viene rappresentato.

La realtà è quella che si vede o quella che noi vogliamo vedere.

La mente si fa fresca. Un altro cielo. L’azzurro scosta il grigio.M

Occhi socchiusi sul sereno.

 

"Interior 4", 94 x 94 cm, acrilico su tela, 2017.

________________________

L’insegna dell’hotel filtra attraverso la finestra socchiusa. Un taglio di luce sul sogno.

Palazzi si stagliano nel buio. Finestre accese. Scie di fari accelerano un ritorno.

Notte di luna e domani, giorno di sole.

O forse no.

Sguardi assenti diventano attenti.

Il treno arriverà a momenti.

L’attesa sulla panca. Pensieri rivolti a un altro viaggio.

Emozioni. Sensazioni. Dolore. Gioia.

Sopra semafori.

Verde e rosso battono il ritmo. Passi sicuri e ruote e fiumi di asfalto.

Quello che è fatto è fatto. Quello che è stato è stato.

Correre e fermarsi. Cadere e rialzarsi. Tornare ad andare.

Fino a quando? Fino a dove?

Dentro e fuori.

Il mondo delle cose il senso della vita.

Domande. Risposte.

Il dubbio rimane.

Due è uguale a uno.

Ispiro. Espiro.

La mente si fa fresca. Un altro cielo.

L’azzurro scosta il grigio.

Occhi socchiusi sul sereno.

Lo specchio riflette la porta.

Si entra. Si esce.

Qualcuno. Nessuno. Io.

 

 

Romana Marzaduri, nata a Bologna nel 1956.   

Figlia di un decoratore, fin da bambina respira arte e colori.

Anche lei restaura e poi disegna e crea.

Si diploma come stilista e per 20 anni lavora nel mondo della moda,

e dopo un’esperienza di  6 anni come grafica pubblicitaria.

La sofferenza di una grave malattia la ferma. Poi la lotta e la vittoria.

La pittura diventa terapia e attività principale in una serenità ritrovata

grazie anche alla pratica yoga.


 

 

PROTOPAESAGGI  di  POLITINO

Inaugurazione sabato 8 aprile alle ore 18,

fino a mercoledì 10 maggio 2017.

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

Dalle 17 alle 20, dal martedì al sabato oppure su appuntamento, ingresso libero.

 

L’arte di Politino assume la forma ontologica di una mappa geograficamente interiore, composta di dettagli, di attraversamenti di luoghi, di meditazioni che, tramite la pittura e i suoi soggetti, ha dato origine ad un accumulo di immagini che la memoria dell’artista ha costruito per sé e per la propria coscienza. A chi osserva le sue opere, parrà come di ascoltare una musica del silenzio, lo sguardo coinciderà con un intimo raccoglimento.

Azzurra Immediato

 

Vincenzo Politino nasce ad Avola nel 1946. Studia presso l’Istituto d’Arte di Siracusa e negli anni Sessanta si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Negli anni ’70 si trasferisce in Veneto e comincia ad insegnare educazione artistica, dedicandosi, contemporaneamente, alla realizzazione di opere pittoriche prima informali, poi, negli anni Ottanta, ispirate al tema del paesaggio siciliano. Negli anni a divenire le sue tele evocheranno sempre di più immagini oniriche in cui gli elementi del reale diverranno più rarefatti e i fiotti di colore, prima solo intravisti, assurgeranno a protagonisti della scena. Ha partecipato a svariate esposizioni collettive e ha tenuto numerose mostre personali, sia in gallerie che in istituzioni pubbliche.

"Risveglio no.1", 40 x 50 cm. olio su tela, 2016.


 

ADONAI SEBHATU - IPOTESI DI PIANO

 

Inaugurazione sabato 4 marzo 2017 alle ore 18.

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna. La mostra rimarrà aperta fino a mercoledì 5 aprile dalle 17 alle 20, dal martedì al sabato oppure su appuntamento, ingresso libero

 

Questo giovanissimo artista sembra per niente sedotto dalla fede scientifica, sembra piuttosto proiettato nel tentativo di costruire degli idilli di sapore antico e lontano. La sua indagine si muove intorno all'uomo, nel senso che si muove lungo il perimetro che lo costeggia, il paesaggio. Eppure questi luoghi prendono forma proprio dai residuali più nitidamente significativi della società elettronica, i componenti in pcb per le schede dei computer. Parti assemblate entro un contorno, come in un intervento di casellamento mosaicale. Il materiale scompare sotto la parvenza di un'immagine che evidenzia la propria materia nella plasticità di architetture urbane, di città evacuate dal tempo.             Marcello  Francolini                                         

Nato nel 1986. La sua produzione si caratterizza sempre più dall’uso di pezzi interi o parti di oggetti di recupero, assunti inoltre come oggetto “sintesi” della sua rappresentazione. Con i suoi lavori, fatti di scarti di componenti elettronici, cerca di rianimare ciò che altrimenti non avrebbe alcun utilizzo pratico, ideando degli innesti tra la natura umana e quella tecnologica. Vive e lavora a Bologna.

Senza titolo, 41x56, collage di circuiti pcb applicati su acetato, 2014.


 Z I N O

SI VIS PACEM, PARA BELLUM

A cura di Luca Ciancabilla, testi di Raffaele Quattrone

Inaugurazione sabato 21 gennaio 2017 alle ore 18.00,

fino a mercoledì 1 marzo 2017, mar-sab 17-20.

 

Il progetto, a cura di Luca Ciancabilla, con la collaborazione critica di Raffaele Quattrone, vuole mettere in risalto quella sottile linea di confine che c'è tra il gioco e le armi, appoggiandosi per questo fine ad un linguaggio artistico quanto più diretto e semplice, con la volontà di evidenziare quanto i due ambiti siano sovrapponibili.

La quantità di armi in circolazione, la loro pervasività in tutti gli strati sociali, la loro facilità di acquisto, l'uso indiscriminato che se ne fa hanno fatto perdere di vista la reale natura di questi oggetti con cui abbiamo a che fare tutti fin dall'infanzia con una capillare diffusione attraverso i giochi per bambini e i videogames. 

“Visitando i siti dei maggiori produttori di armi leggere” afferma Zino “mi sono reso conto di come le strategie di marketing di questi oggetti siano del tutto simili a quelle di un qualsiasi bene di largo consumo. Offerte di sconti, modelli personalizzabili, colori accattivanti, comfort ed ergonomicità sono le caratteristiche più sbandierate per vendere questi oggetti che in realtà sono serviti per i più celebri massacri civili, da quello di Columbine a quello di Utoya. Così ho avuto l'idea di raffigurare questa stravaganza di anteporre le rifiniture alla sostanza raffigurando l'arma attraverso un gioco (i mattoncini lego) in modo da farla sembrare carina ed inoffensiva e inserendo, invece, in basso una didascalia di difficile lettura (in quanto trasparente) che descrive l'arma e la pone sui luoghi in cui è stata utilizzata. Ci tengo a sottolineare che la mia visione non è una critica alle armi, ma vuole solo evidenziare un sistema che pur sapendo le criticità cui va incontro fa della normalizzazione dell'arma da fuoco una strategia di marketing a mio avviso alquanto bizzarra”.

"Del Ton" 100x60, lego su tavola, 2016

Zino, nome d’arte di Luigi Franchi, nasce a Teramo nel 1973. Durante gli anni 90 studia storia dell’arte presso l’Università di Bologna e inizia a frequentare il mondo dell’arte contemporanea collaborando con alcuni artisti dell’ex-pastificio di Roma. Tornato in Abruzzo contribuisce alla realizzazione di alcune installazioni per eventi artistici in regione (Fuori Uso, Trasalimenti) prima di intraprendere un percorso parallelo nel restauro di opere d’arte diplomandosi nel 2003 presso Palazzo Spinelli a Firenze. Dal 2004 vive a Pescara dove insegna, restaura, taglia, incolla, scrive, suona e collabora con la vita culturale della città.

Ha collaborato con l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila insegnando tecniche pittoriche per il restauro.

Ha esposto presso diverse istituzioni pubbliche, gallerie e fiere d’arte.  (Complesso monumentale di Santa Sofia Salerno, Camec La Spezia, Fondazione Pino Pascali Polignano a Mare, Centro Arti Plastiche Carrara, Torre dei Vescovi di Luni Castelnuovo Magra, Galleria 1opera Napoli, Galleria Marconi Cupramarittima) e da tre anni è presente a Setup.

 

 

Galleria B4 - Via Vinazzetti 4/b Bologna - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

P.IVA 04286570371 CF. PGNLVC58T01E289V - Note legali - privacy - crediti:www.creativecrew.it