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ANA LIMAY – ALLA’ AFUERA

Inaugurazione giovedì 9 maggio 2019 alle ore 18.

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b, (zona universitaria), Bologna.

Fino a sabato 8 giugno,mar-sab,17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

"Mesa en naranjas", 70x70, olio su tela, 2019.

 

SONORITÀ CROMATICHE

Concerto in galleria. Venerdì 24 maggio alle ore 18.30.

Concerto in galleria con Fabrizio Longo, violino barocco e Domenico Cerasani, tiorba e chitarra barocca.

Musica di Giovan Battista e anonimi del 600.

Dialogo sulle opere di Ana Limay con Yvonne Huetter-Almerigi, modera Samuele Amadori.

 

La lingua della luce

 

Da quando, nel Romanticismo, l’arte si è emancipata da ogni possibile influenza, ogni possibile dominio fuori a sé stessa, il linguaggio dell’arte è man mano diventato incommensurabile con il nostro linguaggio quotidiano. Segni, forme, colori, non si possono tradurre in parole e concetti e anche la più poetica ecfrasi porterà sempre il segno della sua insufficienza. Questa incommensurabilità è una ricchezza; una ricchezza quantitativa in quanto allarga i modi di espressione e investigazione, e una ricchezza qualitativa in quanto il linguaggio dell’arte, potendosi sviluppare liberamente senza interessarsi della sua traduzione, diventa sempre più articolato, raffinato, e potenziato. L’arte di Ana Limay è un tale potenziamento – radicalmente non concettuale segue solo la logica dell’arte.  

I quadri cromatici della Limay, che sfavillano di energia positiva, vitalità, e ottimismo, seguono l’ordine preciso dettato dalla logica dei colori e della luce. Sono i contrasti che strutturano il tutto. Il blu dice che l’arancio è l’arancio, i colori caldi fanno esaltare i colori freddi. Il contrasto serve per definire l’altro e se stessi, svolgendo così una duplice funzione. Queste strutture contrastali sono inerenti ai colori e la Limay le segue nella loro formazione nella luce.

A questa logica di luce e colori si aggiunge la maniera in cui viene ordinato il discorso. Mark Rothko è il pittore che ha portato all’estremo questa scia di investigazione ed espressione artistica che si incentra esclusivamente sulla logica dei colori. Le opere note di Rothko sono le manifestazioni più radicali di questo discorso, portandolo all’astratto assoluto. I quadri della Limay riabbracciano il figurativo, dove il figurativo non è fine a sé stesso, non racconta una storia, non si ferma sull’oggetto. I vari fiori, alberi, giardini, non sono l’argomento dei quadri della Limay, non nel senso di essere il loro oggetto. Ciò che conta in queste opere è il tutto – il come i colori sono ordinati sulla lavagna. Lì l’oggetto quotidiano da cui parte la Limay non è al centro dell’attenzione, ma il discorso si apre. L’attenzione è sempre richiesta fino ai confini del quadro.

Nella filosofia del linguaggio ci sono due grandi scuole: le block-building theories, che cercano di analizzare i significati delle parole partendo dal basso, e gli olisti, che pensano che le singole parole hanno senso solo all’interno di un sistema completo, partendo, per così dire, dall’alto, dal tutto. Per i teoretici dei block-building theories, bisogna prima indagare cosa vuol dire un certo concetto, per esempio il numero 1 o il numero 13 o la parola “albero”. I singoli numeri, come le singole parole hanno significato e valore anche al di fuori dal sistema completo dei numeri o delle parole. Gli olisti invece credono che il numero 13 abbia senso solo se ci sono anche il 12 e il 14, che il 13 in qualche senso, esiste solo perché ci sono anche il 12 e il 14. Senza “12” e “14” la parola “13” non avrebbe alcun significato.

Lo stesso vale per i quadri della Limay: Le parti vengono definiti dall’intreccio del tutto. Non si possono isolare singoli momenti su queste tele. Le parti hanno senso solo nell’insieme del quadro completo. L’albero non ha alcun significato senza il suo dintorno e anzi è solo un contrasto nell’insieme del tutto. È la relazione tra le parti che sta alla base – il come le forme e gli oggetti si realizzano nello spazio. Non c’è niente di casuale in tutto questo. Il quadro cambierebbe completamente se una delle parti fosse spostato di qualche centimetro. Muovendo le parti si muove il tutto. L’importante è la relazione tra gli oggetti, tra le loro forme e colori e come li fa esaltare la luce. La relazione stessa sta perciò al centro di questi lavori.   

Nello specifico la Limay parte magari da un bouquet di fiori, ma ciò che si vede sulla tela è come l’arrivo della luce apre il bouquet concreto verso un mondo più ampio. Nonostante si possano tracciare oggetti quotidiani nei quadri della Limay, e per la maggior parte la natura nelle sue varie forme vegetali, questa natura non è quella che conosciamo. Non si tratta di rappresentazioni, ma di costruzioni di ciò che c’è, detto nella lingua della luce e ordinato seguendo la logica della loro relazione e dei loro colori. Queste relazioni sono contingenti in quanto possono essere ridefinite e riordinate, ma non sono casuali, hanno un loro ordine, ed è quest’ordine che indaga la Limay.

Sul livello dell’impatto emotivo, i quadri della Limay offrono un rifugio dove stare sicuri. Ci portano appunto in un posto al di fuori del nostro mondo quotidiano, un posto dove non siamo mai stati e al quale pure si accede dal nostro mondo famigliare. Questa è la parte più magica di questi quadri – fanno intendere lo sconosciuto nel conosciuto. Uno sconosciuto pieno di energia positiva. La Limay ci porta nel paese della luce, un paese che è il nostro, ma che non abbiamo ancora mai visto, un paese pieno di fiori e giardini, di natura armonica, di colori sgargianti e vivaci, di creatività e logica. Un paese la quale lingua dobbiamo ancora imparare.                       Yvonne Huetter-Almerigi

Ana Limay è nata nel 1985 a Bariloche, Patagonia, Argentina, una regione montuosa avvolta da laghi, fiumi e foreste di straordinaria bellezza. I colori di questo mondo lontano da sempre ispirano la ricerca di Ana. Nel 2004 si trasferì a Buenos Aires dove ha studiato belle arti a Prilidiano Pueyrredon (U.N.A. Università Nazionale delle Arti). Per quanto riguarda le tecniche di pittura, Ana Limay può essere ascritta fra i post-impressionisti. E’ in realtà una ricercatrice del colore: ama dipingere gli ambienti in cui vive, gli oggetti che trova nella sua vita quotidiana. Dal 2016 vive in Italia, a Bologna, e ha realizzato esposizioni in città ma anche a Roma, Cremona, Forlì e Berlino. 


 

 

 

AMORE ANIMALE

MARCO BRANCATO - MARZOT

Inaugurazione martedì 2 aprile alle ore 19.30

fino al giovedì 18 aprile, martedì-sabato, 17 - 20, ingresso libero, oppure su appuntamento.

A cura di Inuit Editions, in collaborazione con Galleria B4.

Una doppia mostra di illustrazione e stampa dove i soggetti esistono a cavallo tra il mondo umano e quello animale. Qual’e la differenza tra l’istinto più puro che spinge le bestie a riprodursi e l’amore più innocente e puro affinato in migliaia di anni di evoluzione?
Nelle opere di Martoz e Brancato il corpo si riduce a forma, i muscoli in linee, “l’umano” in bestiale e solo cambiando il punto di osservazione è possibile rivelare la sottile distanza che separa i due mondi.

Per la prima volta insieme il lavoro preciso e ben calibrato di Marco Brancato con il travolgente segno espressionista di Martoz.
Sulle pareti della Galleria B4 di Bologna i due autori si confrontano con i temi dell’istinto e dell’amore in un’esposizione interattiva che si rivela al pubblico nella sua complessità solo a luce spenta.

Marco Brancato, autore di INSEX, racconta il mondo sensuale del kamasutra lavorando sulle forme generate dalla fusione di corpi. Al solo linguaggio visivo accosta anche un alfabeto creato dalla fusione tra l’estetica e la nomenclatura specifica. La sua collezione di Insetti è un elegante prodotto del desiderio, ricchi di dettagli minuziosamente intagliati nel colore e sapientemente sovrapposti.

Martoz, autore di Cigarette Break, trafigge la bidimensionalità del foglio da disegno con figure animate da un segno selvaggio. La forza del suo lavoro risiede nell’espressività delle forme costruite con linee all’apparenza precarie dal vago gusto cubista. Tra le pareti della mostra si muovono corpi straziati dal desiderio e da colori radicali che si imprimono sulla retina dello spettatore lasciando impronte indelebili.

Martoz è un fumettista, illustratore e street artist italiano. ha realizzato fumetti per Coconino, Actes Sud, Dark Horse, Canicola, Shockdom e Progetto Stigma. ha collaborato con Il Foglio, Linus, Il Sole 24 Ore, Jacobin Italia e il MiBACT. Ha esposto i suoi lavori in gallerie di tutto il mondo tra cui Tokyo, Parigi, Buenos Aires, Los Angeles e Mosca. insegna allo IED di Roma e al Mimaster di Milano.

 

Marco Brancato è un illustratore e animatore italiano con base a Bologna. Diplomato presso l'ISIA di Urbino, dal 2014 lavora come autore freelance per magazine e editori italiani e internazionali. Particolarmente attivo nel settore discografico per il quale si dedica a videoclip animati, artwork e comunicazione. Miglior videoclip al Gargano Film Fest 2017, vincitore della II edizione del Premio Ronzinante, della III edizione del That's a Mole di Torino e del Contest indetto nel 2016 della collana di illustrazione TINALS e Bomba Dischi.
In uscita il suo quarto albo illustrato per l'infanzia e a lavoro sul suo primo graphic novel e al suo prossimo clip di animazione.


 

 

 

ROMANA MARZADURI - CONFINI VISIBILI

Inaugurazione sabato 2 marzo 2019 alle ore 18.

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria) Bologna.

Fino al 30 marzo, mar-sab, 17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

Neve, 60 x 60, acrilico su tela, 2018.

I ‘Confini Visibili’ tracciati dall’artista Romana Marzaduri sono la metafora di un non luogo per antonomasia, dimensione spuria in cui Ella determina una narrazione che si avvale di una mise en abyme complessa e, al contempo, sorprendente. In cosa, dunque, tali ‘confini’ delineano la propria verità? Nella codificazione di una nuova geografia concettuale, che travalica lo spazio ed il tempo, il reale e l’immaginifico, per acquisire una concretezza altera.

Le opere di Romana Marzaduri, pittrice bolognese con un passato da designer, grafica e stilista di moda, indagano un  universo complesso, stupefacente e perturbante, sospeso tra paesaggi urbani, metropolitani – spesso New York è protagonista dei suoi dipinti – ed una metafisica ontologica. Se, invero, ad una prima fulgida osservazione, l’astante si troverà dinanzi a storie del quotidiano in cui l’elemento umano vive e si muove, d’un tratto, qualcosa attirerà, stupendo: personaggi del mondo Disney e Looney Tunes entrano a pieno titolo nella dimensione dipinta dalla Marzaduri, trasformandosi, però, in persone, non più in personaggi.

Questa traduzione, che diventa una sublimazione semantica, caratterizzazione semiotica in grado di spostare e sfalsare le strutture relazionali tra il già noto e la sua rappresentazione, riporta in auge il concetto di icona, immersa, tuttavia, nella dimensione contemporanea ed extrastorica.  Ciò che la pittura dall’artista trasla, si rianima di tutta una serie di istanze che giungono dal ‘Realismo Magico’, appiglio mediante cui la realtà è invitata a rimettersi in discussione. Ecco, dunque, che, nelle sue opere si affastellano, secondo un pacato ritmo, storie e relazioni, situazioni, luoghi ed immagini dalla identità plurima, aperte ad una lettura interpretativa in grado di meravigliarsi, essa stessa, di volta in volta. Nelle scene, dal taglio fotografico, determinate da Romana Marzaduri, ogni prospettiva si inverte, in una seconda fase; d’improvviso, ad esempio, apparirà una candida Biancaneve dalle sembianze di Marilyn Monroe nella famigerata scena con l’abito bianco fluttuante di Quando la moglie è in vacanza, oppure uno dei Tre Porcellini, ritratto in un taxi, di notte, in un trasognato rimando a certa cinematografia orientale, od anche Pippo, il quale, finalmente, può uscire dal ruolo scanzonato e combina guai per assumere quello di amatore, e così è anche per Minnie, Paperino, Bugs Bunny e persino Pinocchio, forse qui affiliato della malavita, in un ritratto gaudente e poco distante da un’auto in fiamme.

Tutto quello che conoscevamo, o credevamo di conoscere di taluni personaggi, appartenenti alla fantasia ed alla memoria di ognuno di noi, inaspettatamente, muta, destabilizzando le nostre certezze, controverte le icone della nostra infanzia, le chiama fuori dai mondi fatati della fantasia da cartoons per immergerle, a pieno titolo, nell’universo mondano. Appaiono in quelli che sembrano scatti fotografici dei nostri giorni, in luoghi in cui potrebbe capitare di imbattervisi.

Un simile straniamento, si missa, peraltro, con una trattazione della materia che l’artista pone come quid duplice nella propria ricerca. Il pigmento, cui è affidata la traduzione semiotica di quel rapporto avviato tra titolazioni ed immagini, ricorre ad una grammatica che sfiora l’iperrealismo senza diventare esercizio di stile, ma proponendo una fascinazione che esprime fedeltà al dato oggettivo, di cui, la percezione, si fa latrice. Allo scintillio del metallo di alcuni oggetti segue la lucidità della plastica delle ‘bambole’ e dei personaggi che, in un certo qual modo, si distinguono dagli umani tout court, nonostante ne abbiano, poi, assunto ruoli e connotati sociali, modus vivendi e persino lo stile adatto alle situazioni prescelte.

Le opere presentate nella mostra ‘Confini Visibili’ vivono entro un intrigante ossimoro di ordine ontologico, propongono al pubblico di addentrarsi in una atmosfera onirica, contraddistinta da una palette cromatica da toni ramati, attuando una visione d’antan, limbica, perturbante, arricchita da baluginii luminosi - quasi volessero sottolineare la straordinarietà di talune situazioni od accadimenti - mentre le pennellate scorrono, creando un parallelismo dal taglio fotocinematografico. I dipinti sostanziano suggestive emozioni, afferenti alla drammaturgia dei soggetti e alle sensazioni dei fruitori, mentre ombre e luci, riflessi e composizioni note, compartecipano ad una nuova costruzione fenomenica. Lo spazio delle tele riunisce e reca con sé una molteplicità di elementi e relazioni che si interpolano in un dialogo tra sfera pittorica e universo oggettivo, entro una trama tessuta da dettagli, peculiarità ed invenzioni del tutto originali.

Lo stupore fa sì che qualcosa d’altro, di inusitato, giunga ad una sublimazione, quasi magica; i personaggi noti divengono persone, in un passaggio che affonda le radici in una ricerca dal carattere antropologico, mentre il colloquio che si apre tra Romana Marzaduri ed il suo pubblico pone in atto quel che chiamo ‘il gioco serio dell’arte’, nel quale il rebus intellettivo plana nell’interscambio tra le parti, involgendo l’osservatore ad invertire sensibilmente i propri assunti, nella costruzione di insolite e possibili visioni metareali.      Azzurra Immediato


 

 

 

 

LICHTGEIST

( LO SPIRITO DELLA LUCE - FOTOGRAFIA )

STEFANO ASPIRANTI, DAVIDE CONTI, LODOVICO PIGNATTI MORANO, ENZO SBARRA,

PIERLUIGI VANNOZZI, LUIGI VIGLIOTTI

Inaugurazione sabato 26 gennaio 2019 alle ore 18.

Fino a giovedì 28 febbraio, mar - sab, 17 - 20.

Oppure su appuntamento, ingresso libero.


 

 

 

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