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ATTILIO  MELFI

UKUADRO 2

Inaugurazione sabato 23 novembre 2019 alle ore 18.

Galleria B4, Via Vinazzetti 4/b, (zona universitaria) Bologna.

Fino a sabato 18 gennaio 2020, mar-sab, 17-20,

ingresso libero, oppure su appuntamento.

Testo critico di Xabier Gonzalez Muro e Francesca Presti.

 

Come solo le fotografie sanno fare, queste opere richiamano una nostalgia antica. L’espressione di un’arte crepuscolare venuta al mondo come pensiero mentre è già sulla tela. Colore o non colore, tratto nitido o linea sfumata.

Immagini liquide come gli ambienti in cui sono immerse, come le vite senza volto riflesse nei grigi notturni degli asfalti liquefatti. Città nascoste dalle ombre inanimate, contrasti di giorni limpidi e solitari, di sere piovose.

Non v’è generosità, né alcunché di sereno ma solo la vanità dei toni cupi e delle ombre scure di essere meglio ricordati per contrasto. 

Un sogno che per manifestarsi deve scendere a compromessi con la realtà.        Francesca Presti

 

Le chianche d’ottobre, 120 x 100, olio su tela, 2019.

 

FUTURA 1996

Inaugurazione sabato 26 ottobre alle ore 18.

Fin al sabato 16 novembre, mar-sab, 17.00 - 20.00, oppure su appuntamento, ingresso libero.

 

Futura1996 nasce a Bologna nel 2018.L’artista realizza una serie di opere che spaziano dalla pittura alla fotografia,

declinata nelle tecniche di stampa su alluminio e light box. Futura 1996 è un concetto che fa arte.

Talvolta prende spunto da un elemento concreto e lo trasporta in un mondo fantastico; altre volte parte da un’idea o da un sogno e lo trasforma in realtà.

Ma Futura non è solo arte: è design, è stile, è un progetto d’amore che prende vita e dà forma alla bellezza perché tutti la possano ammirare.

 

Senza titolo, light box, 60x60, 2018.


 

 

 

INTERLACE 178 SHOW

19 - 9 - 19

FABIO BELLETTI,  DAVIDE MANTI,  PIERLUIGI VANNOZZI.

Inaugurazione giovedì 19 settembre alle ore 19.

Fino a sabato 19 ottobre, mar-sab, 17-20, ingresso libero, oppure su appuntamento.

INTERLACE 178 SHOW scaturisce in piena era LCD dall'idea che [...] il televisuale [diventi] la materia prima d'arte che i tre artisti, Fabio Belletti, Davide Manti e Pierluigi Vannozzi, hanno rielaborato, rielaborano tutt'ora (come work in progress da seguire sui social: vedi #interlace178 o #tvframes) e rielaboreranno in futuro in forme di cui questa mostra rappresenta un primo punto di partenza.

L'interlacciamento [...] era il sistema di scansione di immagini video che prevedeva la divisione del frame tv in linee orizzontali, dette semiquadri, suddivise in linee pari e dispari. Questa tecnica permetteva all'occhio umano di percepire una qualità di visualizzazione migliore. Come sappiamo, i moderni televisori sfruttano altre tecnologie ma a verifica dell'optimum raggiunto fino allora, alcuni monitor LCD possono emulare l'interlacciamento inserendo delle righe nere nel segnale (!) per avere un'idea del risultato finale che si avrà/aveva sul tubo catodico dove tutto precipita in un gorgo per essere poi nuovamente sparato nei nostri salotti.                                                                                                     Davide Manti

 

 

EXTENSA - ARTURO MONETTI

a cura di Angelo Russo

Inaugurazione venerdì 14 giugno 2019 alle ore 18.00

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b (zona universitaria), Bologna.

La mostra rimarrà aperta fino a venerdì 26 luglio 2019.

Dal martedì al venerdì, 17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

 

Extensa è lo sviluppo del concetto di realtà materiale sull’inanimato spaziale e  inconsapevole; è la contrapposizione tra consapevole e inconsapevole, tra l’anima e la materia, tra lo spirito e il corpo, tra il pensiero libero, inesteso, volontario, immateriale e indeterminato contro il corpo meccanico, esteso, necessario, materiale e determinato.

È la cosa puramente spaziale che diventa il possibile oggetto di conoscenza da parte del soggetto pensante e consapevole di sé.

Extensa vuole tracciare una mappa del pensiero sotterraneo, del fondale che pensa direttamente con la materia con cui instaura un dialogo attivo e continuo; è il sentire umano, le sue sensazioni, a metterlo in contatto con l’ambiente.

Midolla,(particolare), 90x50, tecnica mista, 2019.

Arturo Monetti, nato a Milano nel 1993, laureato in Arti Visive con una tesi in Semiotica dell’arte. Agli esordi della sua pratica artistica ha deciso di incentrare la propria ricerca sulla materia e sulle diverse forme che può assumere in relazione alla sua inclinazione plastica.

Angelo Russo, nato a Lecce nel 1992, laureato in Arti Visive con una tesi in Fenomenologia dell’Arte Contemporanea. Sente la critica d’arte come uno stretto rapporto fatto di idee, dialoghi, teorie e applicazioni pratiche del discorso dell’arte.

ANA LIMAY – ALLA’ AFUERA

Inaugurazione giovedì 9 maggio 2019 alle ore 18.

GALLERIA B4, Via Vinazzetti 4/b, (zona universitaria), Bologna.

Fino a sabato 8 giugno,mar-sab,17-20, oppure su appuntamento, ingresso libero.

"Mesa en naranjas", 70x70, olio su tela, 2019.

 

SONORITÀ CROMATICHE

Concerto in galleria. Venerdì 24 maggio alle ore 18.30.

Concerto in galleria con Fabrizio Longo, violino barocco e Domenico Cerasani, tiorba e chitarra barocca.

Musica di Giovan Battista e anonimi del 600.

Dialogo sulle opere di Ana Limay con Yvonne Huetter-Almerigi, modera Samuele Amadori.

 

La lingua della luce

 

Da quando, nel Romanticismo, l’arte si è emancipata da ogni possibile influenza, ogni possibile dominio fuori a sé stessa, il linguaggio dell’arte è man mano diventato incommensurabile con il nostro linguaggio quotidiano. Segni, forme, colori, non si possono tradurre in parole e concetti e anche la più poetica ecfrasi porterà sempre il segno della sua insufficienza. Questa incommensurabilità è una ricchezza; una ricchezza quantitativa in quanto allarga i modi di espressione e investigazione, e una ricchezza qualitativa in quanto il linguaggio dell’arte, potendosi sviluppare liberamente senza interessarsi della sua traduzione, diventa sempre più articolato, raffinato, e potenziato. L’arte di Ana Limay è un tale potenziamento – radicalmente non concettuale segue solo la logica dell’arte.  

I quadri cromatici della Limay, che sfavillano di energia positiva, vitalità, e ottimismo, seguono l’ordine preciso dettato dalla logica dei colori e della luce. Sono i contrasti che strutturano il tutto. Il blu dice che l’arancio è l’arancio, i colori caldi fanno esaltare i colori freddi. Il contrasto serve per definire l’altro e se stessi, svolgendo così una duplice funzione. Queste strutture contrastali sono inerenti ai colori e la Limay le segue nella loro formazione nella luce.

A questa logica di luce e colori si aggiunge la maniera in cui viene ordinato il discorso. Mark Rothko è il pittore che ha portato all’estremo questa scia di investigazione ed espressione artistica che si incentra esclusivamente sulla logica dei colori. Le opere note di Rothko sono le manifestazioni più radicali di questo discorso, portandolo all’astratto assoluto. I quadri della Limay riabbracciano il figurativo, dove il figurativo non è fine a sé stesso, non racconta una storia, non si ferma sull’oggetto. I vari fiori, alberi, giardini, non sono l’argomento dei quadri della Limay, non nel senso di essere il loro oggetto. Ciò che conta in queste opere è il tutto – il come i colori sono ordinati sulla lavagna. Lì l’oggetto quotidiano da cui parte la Limay non è al centro dell’attenzione, ma il discorso si apre. L’attenzione è sempre richiesta fino ai confini del quadro.

Nella filosofia del linguaggio ci sono due grandi scuole: le block-building theories, che cercano di analizzare i significati delle parole partendo dal basso, e gli olisti, che pensano che le singole parole hanno senso solo all’interno di un sistema completo, partendo, per così dire, dall’alto, dal tutto. Per i teoretici dei block-building theories, bisogna prima indagare cosa vuol dire un certo concetto, per esempio il numero 1 o il numero 13 o la parola “albero”. I singoli numeri, come le singole parole hanno significato e valore anche al di fuori dal sistema completo dei numeri o delle parole. Gli olisti invece credono che il numero 13 abbia senso solo se ci sono anche il 12 e il 14, che il 13 in qualche senso, esiste solo perché ci sono anche il 12 e il 14. Senza “12” e “14” la parola “13” non avrebbe alcun significato.

Lo stesso vale per i quadri della Limay: Le parti vengono definiti dall’intreccio del tutto. Non si possono isolare singoli momenti su queste tele. Le parti hanno senso solo nell’insieme del quadro completo. L’albero non ha alcun significato senza il suo dintorno e anzi è solo un contrasto nell’insieme del tutto. È la relazione tra le parti che sta alla base – il come le forme e gli oggetti si realizzano nello spazio. Non c’è niente di casuale in tutto questo. Il quadro cambierebbe completamente se una delle parti fosse spostato di qualche centimetro. Muovendo le parti si muove il tutto. L’importante è la relazione tra gli oggetti, tra le loro forme e colori e come li fa esaltare la luce. La relazione stessa sta perciò al centro di questi lavori.   

Nello specifico la Limay parte magari da un bouquet di fiori, ma ciò che si vede sulla tela è come l’arrivo della luce apre il bouquet concreto verso un mondo più ampio. Nonostante si possano tracciare oggetti quotidiani nei quadri della Limay, e per la maggior parte la natura nelle sue varie forme vegetali, questa natura non è quella che conosciamo. Non si tratta di rappresentazioni, ma di costruzioni di ciò che c’è, detto nella lingua della luce e ordinato seguendo la logica della loro relazione e dei loro colori. Queste relazioni sono contingenti in quanto possono essere ridefinite e riordinate, ma non sono casuali, hanno un loro ordine, ed è quest’ordine che indaga la Limay.

Sul livello dell’impatto emotivo, i quadri della Limay offrono un rifugio dove stare sicuri. Ci portano appunto in un posto al di fuori del nostro mondo quotidiano, un posto dove non siamo mai stati e al quale pure si accede dal nostro mondo famigliare. Questa è la parte più magica di questi quadri – fanno intendere lo sconosciuto nel conosciuto. Uno sconosciuto pieno di energia positiva. La Limay ci porta nel paese della luce, un paese che è il nostro, ma che non abbiamo ancora mai visto, un paese pieno di fiori e giardini, di natura armonica, di colori sgargianti e vivaci, di creatività e logica. Un paese la quale lingua dobbiamo ancora imparare.                       Yvonne Huetter-Almerigi

Ana Limay è nata nel 1985 a Bariloche, Patagonia, Argentina, una regione montuosa avvolta da laghi, fiumi e foreste di straordinaria bellezza. I colori di questo mondo lontano da sempre ispirano la ricerca di Ana. Nel 2004 si trasferì a Buenos Aires dove ha studiato belle arti a Prilidiano Pueyrredon (U.N.A. Università Nazionale delle Arti). Per quanto riguarda le tecniche di pittura, Ana Limay può essere ascritta fra i post-impressionisti. E’ in realtà una ricercatrice del colore: ama dipingere gli ambienti in cui vive, gli oggetti che trova nella sua vita quotidiana. Dal 2016 vive in Italia, a Bologna, e ha realizzato esposizioni in città ma anche a Roma, Cremona, Forlì e Berlino. 


 

 

 

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