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MARIAROSARIA STIGLIANO

Mariarosaria Stigliano nasce a Taranto nel 1973. Dopo essersi laureata in legge all’Università La Sapienza di Roma, decide di dedicarsi agli studi artistici e consegue una seconda laurea in pittura all'Accademia di Belle Arti e l'abilitazione all'insegnamento delle discipline pittoriche.

Interessata alla transitorietà della figura umana in contesti urbani, relitti industriali ed interni di stanze, sviluppa una personale tecnica pittorica in cui la superficie è graffiata da una combinazione di grafite, olio e smalti industriali.

Le sue immagini, immerse in inquiete e vibranti atmosfere, catturano lo sguardo e rimangono sospese in inquadrature estranianti a metà tra il sogno e la veglia.

 

Hanno ospitato le sue opere, in prestigiosi eventi di carattere collettivo: il Museo Art Ramat Gan di Tel Aviv in Israele, i Musei di San Salvatore in Lauro di Roma, La Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, il Museo Venanzo Crocetti di Roma ed il MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea) dell’Università La Sapienza di Roma.

Numerose sono le mostre personali in importanti spazi espositivi, tra cui si ricordano l’Istituto Italiano di Cultura di Bogotà in Colombia, l’Istituto Italiano di Cultura di Wolfsburg in Germania, il Castello Aragonese di Taranto ed il Castello Neuhaus di Wolfsburg.

E’ stata tra i primi 10 artisti italiani invitati in Cina (Hangzhou) per il progetto “Seguendo il cammino di Marco Polo” ed ha partecipato a diversi i simposi di pittura in Germania dove torna frequentemente. Vive e lavora a Roma.

Dal centro urbano allo spazio aperto di una campagna dove due anime conversano nella terra di mezzo sopra un cielo in cui il giorno incontra la notte.

Emerge nelle opere in mostra una danza che conduce ad un sogno ed il rischio è perdersi nell’infinito, come un tunnel nella nebbia della City. 

Una città tinteggiata di luce in cui gli scenari si fanno potenza, tra caos e solitudine. Contraddizioni armoniche che tra gli archi tratteggiano un continuum tra modernità e storia, presente e passato. Realtà che si mescola nell’incanto di una comunità globale, che sa ancora sorridere e piangere, come se tornassimo bambini con gli occhi rapiti dalla «settima luna».                Alessandro Salvatore

 

Notturno (L’Aquila), 70 x 100, olio, pigmenti e smalti su tela, 2017. 

Notturno Parigino, 60 x 50, olio, pigmenti e smalti su tela, 2014. 

Sulla strada, 36 x 52, olio, pigmenti e smalti su cartonlegno, 2011.

Empty station, (trittico), 50 x 140, olio, pigmenti e smalti su tela, 2014. 

Lost in the city, 180 x 80, olio, pigmenti e smalti su tela, 2016. 

Appuntamento a Bologna, 60 x 100, olio, pigmenti e smalti su tela, 2017. 

Tra i portici, (polittico), 70 x 180, olio, pigmenti e smalti su tela, 2017. 

 

 

 

 

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